Avvenire segue Famiglia Cristiana sulla linea pro Putiniana

In questi giorni è stato pubblicato sul quotidiano di ispirazione cattolica “Avvenire” un articolo pieno di errori e di valutazioni dell’autore che poco hanno a che fare con la realtà che si vive in Ucraina. Piuttosto sembra l’ennesimo articolo proposto da quella area cattolica italiana che ha deciso di sposare le tesi putiniane e di supportare palesemente la Russia sulla stessa falsa riga di Famiglia Cristiana il cui direttore Fulvio Scaglione non perde occasione per tessere le lodi dello Zar di Mosca, sottacendo il poco Cristiano comportamento tenuto dai militari russi in Siria che ogni tre per due sbagliano e bombardano qualche ospedale.

Non è dato sapere le motivazioni per cui la Chiesa italiana stia sostenendo le mosse della Russia, ma è un dato di fatto che questo sta avvenendo.

Tralasciando le motivazioni e le opinioni personali che in un paese democratico rappresentano il sale della Democrazia, ci si deve soffermare invece sul ruolo che dovrebbero avere i media nel raccontare l’attualità e su quanto dovrebbero essere aderenti a fatti oggettivi per poter meglio raccontare la realtà.

Spesso invece quando si deve redarre un articolo a sfondo propagandistico i fatti oggettivi vengono messi in secondo piano e si sceglie deliberatamente di raccontare una realtà differente, quella appunto della propaganda.

Nell’articolo a firma di Giorgio Ferrari apparso su l’”Avvenire” del 29 maggio 2016 vi sono una serie di grossolani errori che non ci è dato sapere siano stati appositamente voluti o si debbano imputare solo al fatto che chi ha scritto l’articolo l’ha fatto da 2.500 km di distanza senza avere alcuna competenza di cosa stava scrivendo. Si potrebbe definire questo articolo un “fake a bassa intensità“.

Provandolo ad analizzare ci possiamo soffermare su alcuni punti.

La top-gun Nadia Savchenko che rientra in patria dopo due anni di prigionia in Russia e subito punta alla poltrona presidenziale.

Falso, alla conferenza stampa del giorno 28 maggio a Kiev (io ero presente e non ho visto in sala Giorgio Ferrari) Nadia Savchenko ha ribadito di non avere alcuna mira presidenziale e che comunque manca ancora tantissimo alle prossime elezioni, ha aggiunto che se in futuro il popolo le chiederà di essere tra i candidati lei forse accetterà

la situazione di un Paese che a oltre due anni da Maidan – la piazza di Kiev teatro di quella rivoluzione che nel 2014 rovesciò il governo filo-russo di Viktor Yanukovich versa, se possibile, in una condizione ancora peggiore.

Falso, non sappiamo in quale paese abbia vissuto il giornalista ma sebbene la situazione economica rimane difficile si intravedono alcuni segnali incoraggianti di ripresa. Va inoltre ricordato che all’indomani della rivoluzione di piazza Maidan nelle casse dello Stato Ucraino c’erano solo 17 miliardi di dollari perché il resto era stato in gran parte rubato dall’ex Presidente Yanukovich e dalla sua cricca prima di fuggire in Russia dove attualmente vive nel suo paradiso dorato con i soldi sottratti al popolo ucraino. Dopo la rivoluzione l’Ucraina ha dovuto (e deve ancora) fronteggiare una guerra con il secondo esercito al mondo e questo non aiuta certamente la ripresa. Nonostante questo se il giornalista avesse fatto un viaggetto ultimamente in Donbass avrebbe notato come ci siano moltissimi cantieri di opere stradali e di ristrutturazioni di opere edili distrutte dal conflitto provocato dalla Russia. Anche a Kiev è possibile vedere i segni di cambiamenti migliorativi della città e l’impressione è che ci sia una lenta ma visibile ripresa. (i dati di quest’anno parlano di un +2% di PIL che però va parametrato al crollo dei due anni precedenti, ma comunque indica un cambio di rotta pur in condizioni di guerra).

presidente Poroshenko (il cui nome – ma davvero se ne dubitava? – appare fra le carte dei Panama Papers ed è protetto da immunità)”

Vero Petro Poroshenko è presente negli archivi di Panama Papers per operazioni effettuate dopo essere diventato Presidente, la questione in Ucraina è comunque dibattuta ed oggetto di analisi e di critica di molti giornalisti ed analisti. La cosa strana è che gli stessi giornali non abbiano mai parlato dello stesso problema riguardante Vladimir Putin che ha Panama ha inviato cifre ben maggior di quelle di cui è accusato Poroshenko, appoggiando invece la tesi che nel caso di Putin si tratta di propaganda americana e che è vera la storia che i tre miliardi di dollari servivano per l’acquisto di un violino…

Dopo l’annessione della Crimea alla Federazione Russa a seguito del referendum del 16 marzo 2014 “

Falso, lo ha ammesso anche lo stesso Putin in televisione, il referendum era una farsa messa in scena per gli europei, di fatto si è trattato di una occupazione manu militari tramite i cosiddetti “omini verdi”, elementi fondamentali della nuova dottrina militare di Gerasimov enunciata nel 2013.

due province orientali del Donbass, gli oblast di Donetsk e di Lugansk si sono autoproclamate repubbliche popolari indipendenti con il supporto neanche troppo dissimulato della Russia.”

Falso, anche qui si è trattato di occupazione militare russa dopo aver inviato dei “turisti” per destabilizzare le due regioni. Va anche ricordato che il progetto iniziale si chiamava “Novorossia”

Ne è seguita una guerra civile a bassa (ma a volte media) intensità “

Falso, non si tratta di una guerra civile ma di una guerra con uno Stato nemico (la Russia) che foraggia gruppi terroristici interni all’Ucraina e che ha inviato un contingente militare di circa 15.000 effettivi in pianta stabile più mezzi blindati e logistica. Lo scambio di Nadia Savchenko con i due ufficiali della GRU russa catturati mesi fa ne è l’esempio più eclatante.

A suo modo Mosca conferma: secondo l’Ufficio federale dell’immigrazione russa negli ultimi due anni avrebbero varcato il confine oltre 2 milioni e mezzo di cittadini ucraini. Di questi, circa 1,2 milioni vivevano nel Donbass.”

Falso, gli sfollati del Donbass sono circa 1,5 milioni di cui più di un milione rilocati all’interno dell’Ucraina e solo 380.000 hanno preferito recarsi in Russia.

“ i Protocolli di Minsk, stipulati nel febbraio dello scorso anno. Si parlava di un cessate il fuoco completo, del ritiro di armi pesanti dalla linea di contatto in Ucraina orientale, di riforme costituzionali, di uno status speciale per le repubbliche autoproclamate di Donetsk e Lugansk. “

Vero, ma il giornalista si è “dimenticato” di riportare il fatto che tali accordi erano (e sono) vincolati al ritiro delle truppe russe dall’Ucraina e il ritorno al completo controllo dei confini da parte dell’esercito ucraino. Inoltre se il giornalista avesse visitato il Donbass prima di scrivere si sarebbe accorto che da parte Ucraina tutti gli armamenti pesanti sono stati rimossi mentre sul fronte russo sono ancora presenti e si sono anche visti durante la parata del 2 maggio a Donestk.