Backfire Effect, ovvero come la disinformazione lo usa

Diversi argomenti che hanno fatto notizia recentemente come quelli relativi all’amministrazione Trump la quale continua a fare dichiarazioni, relazioni, e politiche di contrasto con i fatti che sappiamo essere veri. Che si tratti sul numero di partecipanti all’inaugurazione, o la creazione di timori nei confronti delle persone transgender nei bagni, sui tassi di crimini violenti negli Stati Uniti, o qualsiasi altra cosa, ultimamente si avverte che i fatti non sembrano avere importanza. Le imprecisioni e la disinformazione continua nonostante seri tentativi di molti per correggere ogni menzogna dopo che è stato detta. Tutto ciò è faticoso. Ma perché questo succede ?

Molte delle imprecisioni sembrano facilmente dimostrabili in quanto i dati semplicemente non supportano le affermazioni. Considerate i seguenti grafici che documentano il tasso di criminalità e la proprietà tasso di criminalità violenta negli Stati Uniti nel corso dell’ultimo quarto di secolo (misurata dal Bureau of Justice Statistics). Le tendenze generali sono inequivocabili: il crimine negli Stati Uniti è in calo da un quarto di secolo.

Ora confrontare il tasso di criminalità con la percezione pubblica del tasso di criminalità raccolta da Gallup (basso). Mentre il tasso di criminalità sta decrescendo, la maggior parte del pubblico americano sembra pensare che il crimine è invece aumentato ogni anno. Se il crimine sta diminuendo, perché così tante persone sembrano avvertire che vi sono più reati oggi rispetto un anno fa?.

Vi è più di un motivo per cui questo sta accadendo. Ma, una delle ragioni principali è che l’industria dei fatti alternativi è risultata così efficace in quanto ha sfruttato un concetto che gli scienziati sociali definiscono “effetto controproducente” (backfire effect) Di regola, le persone disinformate non cambiano idea una volta messi di fronte ai fatti che mettono in discussione la loro opinione, ma, anzi oltre a non cambiare idea (quando dovrebbero) la ricerca mostra che queste persone sono destinate a diventare ancora più attaccate alle loro teorie sbagliate. Di fatto il debunking “si ritorce contro.” La ricerca suggerisce che quando le persone non sono d’accordo con la vostra esposizione dei fatti, portare degli elementi per sostenere il vostro caso potrebbe effettivamente comportare che loro vi credano ancor di meno. In altre parole, la lotta contro la disinformazione con i fatti è come combattere un incendio di sostanze oleose con l’acqua. Sembra che dovrebbe funzionare, ma in realtà si sta andando a peggiorare le cose.

Per studiare questo, Brendan Nyhan e Jason Reifler (2010) hanno condotto una serie di esperimenti. Avevano gruppi di partecipanti che leggevano articoli di giornale ove erano presenti dichiarazioni di politici che avevano sostenuto qualche articolo di disinformazione. Ad alcuni dei partecipanti veniva fatto leggere l’articolo che includeva informazioni corrette ed immediatamente dopo la dichiarazione imprecisa dalla figura politica, mentre ad altri non veniva fatto leggere l’articolo che conteneva le informazioni corrette.

In seguito, sono state poste una serie di domande circa l’articolo e le loro opinioni personali sulla questione. Nyhan e Reifler hanno scoperto che le persone rispondevano alle correzioni degli articoli che leggevano, influenzati ideologicamente da quelle che erano le loro opinioni che tali fatti sostenevano. Tra coloro che credevano alla disinformazione, in primo luogo, maggiori informazioni e fatti reali che contrastavano le loro opinioni non causavano un cambiamento di opinione, anzi, spesso avevano l’effetto di rafforzare quelle credenze.

E’ una questione sociologica a cui dobbiamo dare una risposta adesso. Come possiamo correggere la disinformazione se l’atto stesso di informare alcune persone li induce a raddoppiare la loro dedizione a credere cose che non sono vere?

Fonte : The Society Page, Tristan Brdiges PhD