Non esistono dichiarazioni ufficiali né decisioni da parte delle autorità tedesche secondo cui la Germania avrebbe intenzione di ospitare «migliaia di prigionieri di guerra russi» in campi speciali sul proprio territorio. Le affermazioni in merito si basano su frasi estrapolate dal contesto pronunciate dal comandante del Comando regionale di Amburgo, Kurt Leonards, e su un’interpretazione manipolatoria del suo intervento in occasione di un simposio sulla difesa tenutosi ad Amburgo.
Sui social media e sui siti filorussi circola l’affermazione secondo cui, in occasione del simposio «Guerra e pace in mare» tenutosi ad Amburgo, il comandante Kurt Leonards avrebbe illustrato i «piani per la distribuzione di migliaia di prigionieri russi in Germania e in Europa». Le pubblicazioni sostengono che la Germania «si stia preparando ad accogliere prigionieri di guerra russi» e che, a quanto pare, stia già valutando dove collocarli esattamente. Per rafforzare l’effetto, vengono aggiunte foto sfocate di diapositive con mappe della Germania e frecce, e vengono tracciati parallelismi con i campi di concentramento dell’epoca nazista.


In realtà queste affermazioni non corrispondono alla realtà. Nel filmato in questione, il capitano Kurt Leonards parla di uno scenario ipotetico di una grande guerra e della necessità di pianificare in anticipo la preparazione a livello nazionale — la cosiddetta «gesamtstaatliche Verteidigung». Egli sostiene che, in caso di conflitto su larga scala, potrebbero esserci migliaia di prigionieri di guerra, che dovranno essere ospitati e distribuiti in Germania e in altri paesi europei. Si tratta di una tipica pianificazione difensiva basata su scenari: una discussione su quali compiti lo Stato dovrà affrontare in caso di guerra (compreso il trattamento dei prigionieri di guerra), e non un annuncio secondo cui la Germania avrebbe già preso la decisione politica di ospitare sul proprio territorio «migliaia di prigionieri russi».
In un estratto del video diffuso, che abbiamo tradotto utilizzando gli strumenti Google Pinpoint e Deepl, si legge quanto segue:
«Perché, se dovessero arrivare migliaia di prigionieri di guerra, bisognerebbe sistemarli da qualche parte. Bisognerebbe distribuirli in Germania, bisognerebbe distribuirli in Europa. Forse all’inizio arriveranno in Germania e poi saranno distribuiti in Europa, ma ora abbiamo bisogno di strategie che dobbiamo elaborare per garantire, nei prossimi tre o quattro anni, una tale efficacia nel campo della difesa nazionale generale — cioè non in termini di potenziale militare, ma in termini di difesa nazionale nel suo complesso — tale da rendere molto elevato il rischio per Putin che il suo attacco non abbia successo».
È importante notare che Leonard non menziona alcuna nazionalità dei prigionieri di guerra: parla semplicemente di «migliaia di prigionieri di guerra» come categoria del diritto internazionale umanitario. Il suo accento principale non è posto sulla sistemazione dei prigionieri in quanto tale, ma sulla necessità di elaborare, nell’arco di tre o quattro anni, strategie di difesa nazionale, in modo da rendere il rischio per Putin talmente elevato che un attacco alla Germania e ai suoi alleati risulterebbe per lui palesemente svantaggioso. In altre parole, l’obiettivo della discussione è il contenimento di una possibile aggressione, non la preparazione di «campi per i russi».
Le norme relative al trattamento dei prigionieri di guerra, sia per la Germania che per gli altri paesi dell’UE e della NATO, sono definite dalle Convenzioni di Ginevra e dalla legislazione nazionale. Tali norme vietano la discriminazione basata sulla nazionalità e impongono un trattamento umano dei prigionieri di guerra, indipendentemente dalla loro cittadinanza. Lo scenario ipotetico a cui fa riferimento Leonard si inserisce proprio in questo quadro giuridico: in caso di guerra, lo Stato è tenuto a disporre di piani per l’accoglienza e il sostentamento dei prigionieri di guerra in conformità con il diritto internazionale, e non a creare speciali «campi per i russi».
StopFake ha già segnalato più volte casi simili, in cui dichiarazioni reali o parzialmente reali di politici e militari occidentali vengono utilizzate per creare un quadro distorto di «preparativi per la guerra». In questo caso viene utilizzato lo stesso schema: una discussione neutrale sulla logistica militare viene trasformata in una prova di piani aggressivi inesistenti.



