La tragedia di Chernobyl avvenuta la notte del 26 aprile 1986 è stata (ed è tuttora) la base ideale per le teorie complottistiche. Segna anche un’importante svolta storica (l’inizio della glasnost) che porterà rapidamente al crollo dell’Unione Sovietica.

Fu infatti forse una delle ultime volte che si assistette ad un così massiccio uso di disinformazione e controllo delle notizie da parte di Mosca. A seguito della tragedia l’allora presidente Gorbaciov diede vita a quella che conosciamo come la “Glasnost”.

E’ un caso da manuale per lo studio della disinformazione in genere e pertanto sotto questo aspetto mi propongo di analizzarlo, lasciando agli storici altre valutazioni sulle cause e sulle conseguenze. Per questo articolo mi sono ovviamente recato di persona sul posto per rendermi conto de visu di quanto di vero c’era dietro certe storie.

Chernobyl avrebbe dovuto essere il piu’ grande impianto nucleare del mondo, la centrale non era assolutamente vetusta ma anzi di nuova generazione. Il reattore 5 durante la catastrofe era stato completato all’80% (lo si puo’ ammirare ancora oggi in quanto tutto è stato lasciato come era quella notte) mentre il reattore 6 era stato completato solo al 20%. L’esplosione avvenne a causa di un esperimento ordinato da Mosca.  le barre di uranio del nocciolo del reattore nucleare si surriscaldarono fino alla fusione del nocciolo del reattore nº 4, con due conseguenti esplosioni. Già qui abbiamo due versioni differenti perchè ufficialmente Mosca ha sempre sostenuto che il test doveva simulare un guasto al reattore ma la versione forse piu’ accreditata è che si trattò di un test per simulare lo spegnimento del reattore in caso di attacco aereo. Quale che si voglia delle due versioni la verità rimane che l’incidente avvenne a causa di un test improvvido comandato da Mosca.

Subito dopo l’esplosione del reattore 4 molti abitanti di Pripyat si recarono su un ponte post all’ingresso della città a circa 2 km in linea d’aria dalla centrale. Era notte e capirono che era successo qualcosa di grave.

Il mattino seguente vennero diffusi dei comunicati da parte dei militari che invitavano alla calma e che in realtà non era successo nulla di particolare, ma che per motivi di sicurezza tutti i cittadini sarebbero stati evacuati in due ore. Pripyat era una città costruita (1970) proprio per ospitare tutti i lavoratori dell’impianto e le loro famiglie. Si trattava di una città con servizi avanzatissimi per l’epoca sovietica e chi vi lavorava si considerava un fortunato anche perché aveva stipendi doppi rispetto la media e poteva usufruire di servizi per i famigliari di altissimo livello. Addirittura a Pripyat si poteva acquistare i jeans nel mercato legale. Era una città di 50.000 abitanti circa, quindi immaginate l’opera di evacuazione con gli autobus. Queste persone non poterono mai più rientrare nelle loro abitazioni, tutta la loro vita rimaneva nella valigia che avevano con se il giorno dell’evacuazione.

Ora Pripyat si presenta come una specie di jungla dove la natura giorno dopo giorno sta riconquistando tutti gli spazi lasciati dall’uomo ed in pochi anni renderà inaccessibile questa parte di mondo. E’ possibile visitarla utilizzando una delle agenzie in possesso del permesso governativo per l’accesso alla zona di esclusione. Alberi con frutti, animali selvaggi come in un parco nazionale ma un livello di radioattività che in certe zone può essere letale. Attualmente è completamente disabitata e vi sono solo alcuni edifici dove pernottano i soldati che perlustrano continuamente la zona.

“I soldati vanno a caccia di zombie”

Questa è una delle teorie complottiste preferite presenti in rete, se fate una ricerca su youtube troverete diversi video di buontemponi (che non sono mai stati a Chernobyl) che mostrano gruppi di “uomini” che assalgono i soldati di notte per mangiarli vivi. Ovviamente non ci sono zombie ne creature geneticamente modificate. Anche i cani randagi (che sono stati sterilizzati e microcippati con gps per poterli monitorare e studiare) che incontrate durante la visita sono del tutto innocui. In realtà soldati e polizia controllano la zona alla caccia di Stalker e qui si apre un’altro capitolo.

“Gli stalker sono giovani nostalgici dell’URSS”

Questo fake è andato in onda su RAI 3 e avevamo proposto la confutazione senza mai peraltro ricevere dalla redazione RAI una rettifica a ciò che avevano propinato agli abbonati.  Il nome Stalker è mutuato dal film di Andrei Tarkovskij “Stalker” risale al 1979. La mission di uno stalker è di penetrare in luoghi proibiti, ed in passato era uso prelevare oggetti per poi rivenderli al mercato nero.  Sfidano la polizia addentrandosi di notte e dimostrando così il loro coraggio (ma meglio definirla incoscienza visto che lasciando la strada asfaltata e passando per i campi si è sottoposti ad una elevatissima esposizione alle radiazioni) alla ricerca di adrenalina pura in uno dei luoghi più pericolosi del pianeta

Nella foresta rossa vivono animali mutanti

Della “foresta rossa” non rimane più nulla in quanto dopo l’incidente, che aveva dato una colorazione rossa alle foglie degli alberi investiti dalle radiazioni, venne deciso di bruciare gli alberi. Questa improvvida decisione provocò il deposito delle ceneri nel terreno con il conseguente penetramento nella falde acquifere. Ancora oggi si percorre il tratto di strada della foresta rossa a una velocità sostenuta e se avvicinate il contatore geiger ai finestrini dell’autobus vedete come il livello di radiazioni sale esponenzialmente. Attualmente sono rimasti solo 4 alberi della foresta rossa, alberi che non vennero bruciati.

L’Italia importa cibo radioattivo dall’Ucraina (Movimento 5 Stelle)

E’ la strampalata interrogazione dei deputati del Movimento 5 stelle secondo cui i prodotti provenienti dall’Ucraina sarebbero radioattivi collegando il loro ragionamento alla centrale di Ivankiv che secondo loro brucerebbe legname radioattivo. Molto probabilmente questi deputati non sono mai stati ad Ivankiv ne tanto a Chernobyl. Saprebbero che è praticamente impossibile far uscire qualsiasi materiale contaminato dalla zona di esclusione. Forse non sanno neanche che il vento portò la nube radioattiva verso nord ed infatti appena dodici ore dopo il disastro fu la Svezia ad accorgersi di quanto stava succedendo. Secondo questa teoria Ikea dovrebbe chiudere

Il Terremoto

Un’altra fantasiosa ricostruzione vuole che il disastro sia stato causa di un terremoto. Si tratta di una zona a rischio sismico pari a zero e se così fosse stato sicuramente non avrebbero tenuto in vita per molti altri anni i reattori 1,2 e 3 e la soluzione finanziata da tutto il mondo (1,2 miliardi di dollari) non sarebbe stato un sarcofago che in caso di terremoto crollerebbe.

Il terremoto provocato dal DUGA / Incidente provocato volontariamente

Anche il sistema DUGA, presente a pochi km dalla zona dell’incidente, alimenta le leggende metropolitane. Il film di Chad Gracia “Il complotto di Chernobyl” (vincitore del Gran Premio della Giuria a Sundance 2015) ha  infatti alimentato non poco le teorie complottistiche mischiando informazioni del tutto corrette con teorie che come tutte le teorie complottistiche sono impossibili da confutare se non con il buon senso. Anche le reti italiane hanno recentemente dato un seguito a queste teorie.

Duga Radar

Per esempio una delle teorie complottistiche che circola è che il DUGA servisse per mettersi in contatto con gli alieni e che questi disturbati dalla cosa avrebbero provocato l’incidente. Va da se che l’unico modo per fare un debunking di tale strampalata teoria sarebbe quella di contattare gli alieni con “il pericolo di disturbarli” e di essere poi oggetto delle loro ire.

Ma tornando alle teorie di Gracia, viene teorizzato che l’incidente di Chernobyl sarebbe stato provocato volontariamente da parte delle autorità di Mosca per coprire il flop del progetto DUGA che era costato un sacco di soldi.

Di DUGA ne furono costruiti 3 si tratta di grandi antenne radar che grazie ad un sistema di triangolazioni nella ionosfera potevano intercettare se stessero arrivando sul suolo sovietico dei missili americani. E’ un radar di tipo  over the horizon (OTH).

Il progetto costò effettivamente molti soldi ed avrebbe dovuto correggere il “piccolo problema” verificatosi pochi anni prima (1983) quando solo per l’intelligenza di Stanislav Petrov il mondo non conobbe l’orrore della guerra nucleare. La notte in questione era quella del 26 settembre 1983 alle 00,15. Venticinque giorni prima, il 1° settembre, un caccia sovietico aveva abbattuto un jumbo jet coreano con 269 persone a bordo che era entrato nello spazio aereo dell’Urss. Petrov era l’uomo che avrebbe dovuto premere il fatidico tasto per lanciare i missili in risposta all’attacco. Quella notte si verificò un falso positivo, il sistema era stato ingannato da riflessi di luce sulle nuvole. Petrov aveva pochi minuti per decidere, i famosi “ultimi 25 minuti” (il tempo che necessitava ai missili americani di arrivare in Russia), e decise che erano troppo pochi i missili che il radar segnalava. Contattò anche dei corrispondenti in America i quali negarono di aver lanciato qualsiasi tipo di missile. Così decise di non lanciare e salvò il mondo. Venne insignito dall’ONU del passaporto mondiale ma nella sua patria fu emarginato e rimosso dall’incarico perchè non aveva obbedito agli ordini. La Russia ha sempre cercato di nascondere la sua storia e Petrov si ritirò a Frjazino, una cittadina vicino Mosca, dove visse in condizioni economiche precarie fino alla morte, il 19 maggio 2017.

Tornando al DUGA nei pressi di Chernobyl si tratta di una imponente stazione costruita in una zona semi disabitata all’interno di un enorme bosco. All’orizzonte non era visibile da nessuno e se ne  scorge la sagoma solo quando si arriva a 800 metri dove vi è la base militare Chernobyl 2. Su una delle strade percorribili ad un certo punto vi è una intersezione con una stradina, asfaltata con prefabbricati in cemento militari. Qui siamo a 8 km dal DUGA. All’intersezione con questa strada avevano costruito una finta fermata per uno scolabus che dicevano aveva servito in passato un campeggio estivo per bambini, struttura che era però stata abbandonata. Se si proseguiva dopo due km si trovava un primo checkpoint militare nel quale invitavano i curiosi a tornare indietro in quanto “non vi era nulla da vedere”. Per i più curiosi che continuarono a fare domande nei villaggi circostanti di cosa ci fosse nel bosco venne riservato un soggiorno di cinque anni in Siberia.

Proseguendo si arriva al secondo checkpoint (dove ancora non è visibile il DUGA) e qui i militari avevano l’ordine di sparare a vista senza preavviso.

Dopo questo ultimo passaggio si arriva alla base e si vede questa mostruosa antenna.

I militari che operavano in questa base vivevano con le loro famiglie, c’era l’ospedale, la scuola ed uno spaccio interno.

Uno dei passatempi era interrogarsi cosa avrebbero fatto negli ultimi 25 minuti della loro vita se mai avessero captato il segnale di attacco. Le risposte erano le più diverse ma quella che otteneva il maggior rating era un’orgia dopo aver scolato tutte le riserve di vodka

Alle giovani reclute, i “nonni” ordinavano loro appena arrivati alla base di salire sino in cima al radar con un binocolo e di scrutare l’orizzonte. Se avessero visto qualcosa di strano avrebbero dovuto urlare. Ovviamente si trattava di uno scherzo e dopo un paio di ore facevano scendere gli straniti soldati che non si capacitavano di come fosse primordiale il sistema di avvistamento.

Sembra quindi chiaro che l’incidente di Chernobyl non fu provocato per coprire il flop del progetto del DUGA. Nel 1986 stavano ancora costruendo i reattori 5 e 6 e quindi stavano spendendo ingenti somme di denaro in quel progetto che sarebbe dovuta diventare la più grande centrale nucleare al mondo fiore all’occhiello della tecnologia sovietica. Va anche considerato il fatto che l’incidente diede il via alla “Glasnost”, processo che portò pochi anni dopo alla dissoluzione dell’impero sovietico. E’ noto che le autorità di Mosca nascosero al mondo quanto stava succedendo nell’area di Chernobyl e lo nascosero ai loro stessi cittadini minimizzando gli eventi sino a quando Gorbaciov fu costretto a leggere in televisione un messaggio alla nazione nel quale esponeva la gravità della situazione. Il messaggio e l’ammissione arrivò solo dopo diciotto giorni. Una settimana dopo il disastro sia a Mosca che a Kyiv si tennero le regolari parate del primo maggio senza che nessuno sapesse nulla. Kyiv dista da Chernobyl solo 120 km.

https://www.youtube.com/watch?v=0k3wnXBE5S0

Infine vi propongo un documentario interessante che ricostruisce i fatti di quei giorni con le interviste ai protagonisti. Non potremo mai sapere esattamente come andarono le cose quel 26 aprile 1986 sino a che gli archivi del KGB dell’epoca saranno descretati e resi pubblici. Chi ordinò il test a Chernobyl si suicidò due anni dopo, ma abbiamo la fortuna di poter ancora parlare con tanti “liquidatori”, persone che vissero in prima persona gli avvenimenti e con tante persone che vivevano in quella zona prima dell’incidente. Possiamo anche vedere con i nostri occhi come scorre adesso la vita nella zona di esclusione. Chiunque si rechi in quelle zone al suo ritorno troverà queste teorie cospirazioniste veramente balzane. Per questo la tragedia di Chernobyl è un caso di studio su come la disinformazione può influenzare persone ignare attraendole con ipotesi fantasiose. E’ sempre più bello credere ad un’affascinante e intrigante teoria che a una cruda verità fatta di pochezza umana.