Poche ore dopo la conclusione della prima udienza al processo che vede imputato Vitaly Markiv per l’omicidio di Andrea Rocchelli, si evidenzia quale sarà il terreno di scontro. Come abbiamo già scritto ieri sarà probabilmente un terreno di scontro molto poco giudiziario ma molto politico. La scelta sembra chiara, in mancanza di elementi giuridici qualificanti meglio spostare la battaglia sul piano mediatico. Abbiamo evidenziato nell’articolo di ieri, la scelta della FNSI italiana di costituirsi parte civile, una decisione che ha fatto emergere come la stampa italiana e russa abbia già deciso chi è il colpevole ancor prima dell’inizio del processo.

Ha sorpreso, coloro che non conoscono le vicende della guerra tra Ucraina e Russia, la richiesta del canale russo news24 di voler riprendere tutto il processo in quanto raramente si sono viste nelle aule italiane televisioni russe che riprendevano un processo che non li riguardasse.

Si tratta ovviamente di una strategia comunicativa volta a creare un clima sfavorevole alla difesa di Vitaly Markiv. Prova ne è stato il primo servizio andato in onda sulle TV russe, servizio montato dalla troupe (ben 4 elementi) russa presente in aula.

La giornalista ad inizio reportage (minuto 00:24) commenta asserendo che in aula era presente la bandiera del battaglio Azov. Ovviamente nel servizio non vi è traccia video di questa bandiera ma questa frase è stata ovviamente inserita a supporto della teoria volta a dimostrare che i soldati dell’esercito e della Guardia Nazionale Ucraina siano dei killer “fascisti” che sparano impunemente sulla popolazione civile. “Prima dell’inizio del processo il Giudice chiede di riportare l’ordine in aula e far rimuovere la bandiera del battaglione “AZOV”  poi viene accordato il permesso di fare video riprese all’interno. Dare il permesso per la registrazione per il processo di accusa – e un principio. Andi Rocchelli è un giornalista e morto perché nessuno voleva fotografare quello, che nessuno voleva vedere “

Come abbiamo scritto ieri vi era un ucraino tra il pubblico che aveva con se una bandiera dell’Ucraina ripiegata. La cosa è stata segnalata ai Carabinieri (probabilmente) dal Presidente della FNSI Giulietti e i militari hanno invitato il soggetto a uscire dall’aula, cosa che la persona ha fatto senza alcuna discussione. Il Giudice non ha fatto alcuna richiesta di questo tipo e probabilmente non si è accorta di nulla.

Al minuto 0.47 “Il battaglione di Vitaliy Markiv il 24 maggio 2014 si trovava nalle collina “Karachun” e il suo battaglione ha aperto fuoco sul gruppo di giornalisti stranieri ”

Markiv non apparteneva al battaglione Azov ne mai tale battaglione è stato su quella collina. E’ chiaro che è stato etichettato in quel modo in quanto in questi anni è stata costruita una narrativa intorno al battaglione Azov quale battaglione fascista.

Nel titolo del servizio “Vyshyvanki, bandiere, grida: l’Ucraina sta cercando di influenzare la corte italiana sull’assassino dei giornalisti”. Di grida neanche l’ombra (ed infatti nessun servizio televisivo ne ha fatto menzione ne ne ha registrate), bandiere una piegata e mai esposta (usata per una foto all’esterno del Tribunale) Vyshyvanki queste si ma si tratta di un indumento tipico ucraino di comune utilizzo e senza alcun significato politico. Vietarlo sarebbe come vietare alla troupe russa di indossare i jeans.

Abbiamo anche inviato una email al Dott. Reposo (Procuratore Capo di Pavia) che nel video (minuto 0:54) effettua delle dichiarazioni (coperte dalla traduzione russa) in cui secondo la giornalista avvalorerebbe la tesi della TV russa.