Abbiamo incontrato Evghen Yenin vice Procuratore Capo dell’Ucraina, lo abbiamo intervistato sulle notizie che stanno circolando sui quotidiani in questi giorni in Italia su una supposta ritrosia da parte della Procura ucraina a rispondere alle domande degli investigatori italiani, se non vera e propria malafede per “coprire” quello che in Italia è stato definito un “agguato” da parte dell’esercito ucraino che avrebbe intenzionalmente ucciso il nostro giornalista.

Alcuni di questi articoli riportano interessanti spunti di dibattito in quanto scritti da giornalisti che probabilmente non erano stati sul luogo della tragedia nel 2014 e che forse non ci sono stati neanche dopo, condizione che li ha portati a creare ricostruzioni dalla propria scrivania prendendo varie notizie e cercando di metterle insieme.

Il sottoscritto è stato a Sloviansk diverse volte in questi anni ed anche a novembre 2014 quando la città era stata liberata da poco. Sono stato anche sulla famosa collina di Karachun e pertanto avendo una certa conoscenza dei luoghi ho pensato di dare un contributo per la ricostruzione della verità.

Prima di pubblicare l’intervista al vice Procuratore Capo, come è uso di StopFake cerchiamo di analizzare i dati in nostro possesso relativi alla triste vicenda.

Nell’articolo pubblicato su La Repubblica si sostiene che la macchina su cui viaggiava Andrea Rocchelli era stata fatta oggetto di colpi di Khalasnikov, in una zona controllata dall’esercito ucraino. Nell’articolo si sostiene che “L’atteggiamento è molto simile a quello dell’Egitto nell’indagine sulla morte e la tortura di Giulio. L’Ucraina ci ha inviato testimonianze inutili” in un paragone perlomeno ardito in quanto Andrea Rocchelli era un reporter di guerra ben conscio dei rischi di chi fa questo mestiere mentre Regeni era un ricercatore Universitario rapito in un Paese dove non c’è la guerra, torturato ed ucciso volontariamente.

Anche il Corriere della Sera pubblica un articolo sulla stessa falsa riga indicando però come luogo della morte Andrevka, luogo ben più lontano di quello fotografato e riportato sui servizi televisivi dell’epoca.

Ma cominciamo a mettere i puntini sulle i. Al tempo l’unico punto controllato ancora dall’esercito ucraino a Sloviansk era la collina di Karachun dove vi era la famosa antenna televisiva. Tale postazione non è MAI stata conquistata dalle truppe filo russe nonostante sia stata sottoposta a pesantissimi bombardamenti. Un fazzoletto di terra che si incuneava nella regione del Donbas e dalla quale si vede tutta Sloviansk (per capirci Fiesole a Firenze o Superga a Torino)

Abbiamo misurato in linea d’aria quanto dista la postazione UCRAINA dal punto dove Rocchelli e i suoi colleghi sono stati fatti oggetto di fuoco. La distanza è di 1,68 km

Distanza Kharachun Rocchelli

Può essere utile anche vedere la foto dell’antenna televisiva dove erano arroccati gli Ucraini, antenna che si vede anche nel servizio televisivo fatto dal primo canale russo (gli unici canali che erano ammessi in quei giorni dai terroristi erano i canali russi) subito dopo la morte del nostro connazionale.  Il fatto che gli unici servizi televisivi siano stati prodotti da canali russi conferma il fatto che l’intera area era sotto il controllo delle truppe russe.

Antenna Kharachun

Nel servizio televisivo andato in onda il 25 maggio si possono notare tutta una serie di immagini, come la ditta di ceramica italiana proprio alle spalle, il passaggio a livello, l’angolazione dell’antenna. Si noti il paesaggio brullo sulle pendici che non può offrire alcun tipo di riparo.

Proprio alle spalle del lugo della tragedia vi è la famosa fabbrica italiana

Avendo ora localizzato con un buon grado di approssimazione dove è avvenuta la tragedia possiamo dire che innanzitutto non è avvenuta ad Andreyevka come suggerito dal Corriere della Sera, località ben più distante e forse neanche alla portata del tiro dei mortai.

Calcolando poi che il tiro utile di un AK47 (i fucili di assalto in dotazione all’esercito Ucraino) è al massimo di 400 metri, è chiaro che non può essere stato l’esercito ucraino a crivellare di colpi la macchina su cui viaggiava Rocchelli così come anche riportato dal collega francese.

Quindi è invece possibile che siano stati fatti oggetto di fuoco da parte dei cosiddetti “separatisti” che occupavano la zona, zona in cui erano in atto furiosi combattimenti.

vista karachun

Vista dalla collina di Karachun

Va anche aggiunto, a chi volesse supporre la sortita di un commando ucraino dalle retrovie, che la zona è completamente brulla e priva di caseggiati che potrebbero favorire tale azione (che comunque si svolgono di notte). Chi è stato sulla collina di Karachun queste cose le sa, effettuare una sortita sarebbe stato un suicidio e nessuna azione di questo tipo fu mai tentata, così come i russi non tentarono di prendere mai la collina con gli scarponi ma la spazzarono per oltre due mesi con tiri di artiglieria e mortai.

Aggiungiamo ancora una foto scattata da quella che era la postazione ucraina, in fondo si vede l’edificio bianco della ditta Zeus Ceramiche. Chiunque può verificare che da questa distanza è impossibile riconoscere delle persone, nè tantomeno era possibile durante i combattimenti in quanto il crinale (dove è stata scattata questa foto) non offre ripari e si sarebbe stati esposti al fuoco degli sniper russi.

Uccisione di Rocchelli

Questo video girato pochi giorni prima mostra i furiosi combattimenti a cui era sottoposta la stazione televisiva difesa dall’esercito ucraino.

Ora passiamo all’intervista che StopFake ha effettuato in questi giorni a Kyiv con il vice Procuratore Generale di Ucraina Eughen Yenin.

Oggi (24.05.2017) sono 3 anni dal momento della morte del giornalista italiano Andrea Rocchelli nei pressi di Sloviansk. Stava facendo un reportage dalla zona dei combattimenti all’est dell’Ucraina. Tuttavia, la sua morte e’ ancora in discussione, a tale riguardo in Italia viene pubblicata un informazione abbastanza contraddittoria. Lei potrebbe chiarire in merito alla questione?

“L’Italia non e’ un paese estraneo per me. Li’ ho vissuto ed ho lavorato per alcuni anni, per cui l’indagine condotta sulla morte di A. Rocchelli mi e’ molto piu’ vicina di altre faccende.

Prima di tutto, vorrei attirare l’attenzione sulle circostanze, nelle quale viene condotta l’indagine. Sloviansk, dove sono caduti A. Rocchelli e’ il suo collega giornalista Andriy Mironov, a quell’ora era sotto il controllo delle formazioni terroristiche russe, percio’ l’occasione reale di condurre le prime azioni d’indagine giudiziaria direttamente sul luogo dell’avvenimento e’ apparsa solo a luglio 2014, quando la città e d’intorni sono stati liberati dalle forze armate ucraine. Bisogna prendere in considerazione il fatto, che i terroristi cercavano di usare la morte dei corrispondenti stranieri per screditare le Autorità ucraine e commettevano la falsificazione delle prove disponibili.”

Nella stampa italiana più volte viene proposta l’ipotesi, facendo riferimento a volte agli inquirenti italiani, che A. Rocchelli e A. Mironov sono stati intenzionalmente uccisi dai soldati ucraini, a causa del loro lavoro precedente in Cecenia, ed anche per le loro rivelazioni del coinvolgimento dei militari nel commercio delle armi. E cosa di preciso dalle circostanze della morte di A. Rocchelli e A. Mironov conoscono gli investigatori ucraini?

“Cominciamo dai fatti concreti. I risultati di studi degli esperti, che si basavano su un confronto tra il carattere delle lesioni dei caduti (angoli e il potere di penetrazione delle schegge nel corpo), topografia e collocamento della posizione delle suddivisioni delle forze armate dell’Ucraina e delle forze militari illegali, dimostrano che A. Rocchelli e A. Mironov sono stati uccisi in un bombardamento nella parte del territorio controllato dai separatisti. La distanza dalla montagna Karachun, dove erano collocate le forze armate dell’Ucraina , al luogo della morte dei giornalisti superava il tiro utile con armi di piccolo calibro. I risultati della perizia son state confermate dalle testimonianze oculari, che sono state fatte dopo la liberazione di Sloviansk dalle forze armate ucraine. Rimane aperta per noi la questione –  il bombardamento, che ha portato alla morte A. Rocchelli, è stato effettuato intenzionalmente da parte dei terroristi per l’utilizzo della morte del cittadino italiano a scopo di propaganda, oppure i giornalisti sono stati colpiti casualmente  dal « fuoco amico». La risposta su questa domanda e’ complicata per il motivo dell’assenza dei testimoni tra la popolazione locale e l’impossibilità di interrogare i terroristi, che attualmente si trovano sul territorio non controllato dall’Ucraina o sono caduti nei combattimenti.

L’ipotesi sull’omicidio dei giornalisti in relazione alle loro attività in Cecenia o rivelazione dei schemi di commercio di armi illegale dai militari dell’esercito ucraino da una parte non è logico, d’altra parte non è stata confermata. Perché queste conversazioni sono teorie di cospirazione. Le autorità inquirenti ucraine non si occupano delle ipotesi cospiazionitiche, ma accertano i fatti.

I fatti, presenti in Procura testimoniano, che proprio le forze armate russe, dal mese di aprile 2014 forniscono costantemente sul territorio di Donbass, non controllato dalle Autorità ucraine, le armi ed armamento, che non permette di stabilire la pace li’.”

Vorrei precisare, se siano trasmessi i dati di questo caso alle autorità inquirenti italiane? Mentre la stampa italiana scrive che la Procura della città di Pavia, da dove proviene A. Rocchelli non ha nessuna l’informazione dalla parte ucraina.

“E’ strano sentire di tale posizione della stampa italiana, pero’ la richiesta dell’assistenza giudiziaria di questo caso dalla Procura della città di Pavia e’ arrivata già nel 2015 ed e’ stata eseguita dalla Procura Generale dell’Ucraina in tempi brevi. Successivamente  agli Organi di Procura d’Italia abbiamo spedito le informazioni supplementari, compreso il materiale dell’interrogatorio dei testimoni, le relazioni delle perizie ed altri documenti. L’ultima volta e’ stato alla fine di 2016.

Vorrei assicurare, nonostante alcuni tentativi di creare l’illusione di mancanza del desiderio da parte degli agenti di pubblica sicurezza ucraini ad indagare sui crimini commessi in relazione all’aggressione russa, siamo sempre aperti per assistere i nostri colleghi stranieri.”

Grazie per il tempo dedicato. Alla fine cosa Lei vorrebbe dire ai genitori di A. Rocchelli, i quali già da alcuni anni sperano di ricevere l’informazione per quanto riguarda la morte del loro figlio?

“Ovviamente, vorrei esprimere le mie profonde condoglianze ai genitori di A. Rocchelli. Loro figlio, come tante altre persone, e’ diventato la vittima dell’aggressione russa in Ucraina. E noi dalla nostra parte cercheremo di fare tutto possibile, per rivelare la verità riguardo alla sua morte.”

 

Sino a qui dati oggettivi sui quali si basa la nostra analisi e l’intervista al numero due dell’Ucraina della Procura Generale. Possiamo però anche aggiungere delle considerazioni e invitare i lettori (e gli inquirenti italiani) a fare delle ulteriori riflessioni.

Un articolo interessante dell’Huffington Post descrive esattamente chi era Andrej Mironov, il fixer scelto da Andrea Rocchelli. Mironov era un dissidente russo che aveva conosciuto la galera in Russia per le sue idee politiche, aveva aderito al Partito Radicale Transnazionale, professava l’antimilitarismo e l’anti proibizionismo, era un acerrimo nemico d Putin,  collaborava anche Anna Stepanovna Politkovskaya proprio in merito alla seconda guerra cecena.

Mironov fu curato in Italia nel 2004, e in quel periodo ebbe modo più volte di condividere coi Radicali le proprie opinioni sulla Russia di Vladimir Putin, che consolidava la propria onnipotenza, e che stava portando a termine la propria campagna di “cecenizzazione” occupando le istituzioni locali di quella repubblica con collaborazionisti come Akhmad Kadyrov, padre dell’attuale “governatore” della Cecenia “stabilizzata”, che tradivano e uccidevano i proprio “fratelli”.

Qui si possono leggere gli appunti delle conversazioni con l’allora segretario radicale Olivier Dupuis e Mironov.

Ora la riflessione da fare è : PERCHE’ L’ESERCITO UCRAINO AVREBBE DOVUTO UCCIDERE UN GIORNALISTA ITALIANO ED UN DISSIDENTE RUSSO CHE LOTTAVA CONTRO UN NEMICO COMUNE ? Quale sarebbe stato il ritorno per l’Ucraina ?

Ed ancora, con il materiale che è qui esposto con dovizia di dati, non è forse più logico ipotizzare che i due siano stati uccisi dagli stessi separatisti filo russi che tra le loro fila annoveravano numerosi elementi dell’esercito regolare russo e dei servizi speciali ? Non era forse l’occasione giusta per la Russia di liberarsi una volta per tutte di un fastidioso dissidente facendo ricadere la colpa sugli ucraini ?

Nonostante la propaganda russa insista anche in Italia, forse tramite giornalisti compiacenti, sulla versione che sono stati gli ucraini ad uccidere deliberatamente i due, qualcuno come l’Huffington Post giunge ad una conclusione (ragionata) differente e cioè che Andrea Rocchelli aveva scelto l’interprete sbagliato, perchè era molto più di qualcuno che conosceva la lingua di Dante. Mironov era l’uomo giusto al momento giusto nel posto giusto.

Infine se si prova a ragionare su tale tesi si possono anche giustificare i colpi di Ak47 di cui fu fatta oggetto l’auto di Rocchelli, colpi che non potevano essere stati esplosi dalle postazioni ucraine che distavano quasi due km, ma solo da chi controllava quel pezzo di territorio.

La zona dove si muovevano Rocchelli e Mironov era sotto il totale controllo dei cosiddetti “separatisti” (leggasi truppe speciali russe) e sarebbero le autorità russe che dovrebbero rispondere alle richieste delle Procure italiane circa i rilievi balistici e gli stati dei luoghi, in nessun modo potevano le autorità ucraine provvedere in quanto in quei mesi erano arroccati in quella maledetta punta della collina di Karachun, pochi metri quadrati da cui resistettero sino alla liberazione di Sloviansk giunta poi due mesi dopo.

Uccidere Rocchelli e Mironov dava due vantaggi ai russi, liberarsi di un fastidioso dissidente e incolpare l’esercito ucraino di aver ucciso un giornalista italiano, tutto materiale (come possiamo vedere anche dopo tre anni) ottimo per la propaganda russa in Italia.

Infine c’è da domandarsi perchè le autorità italiane (ed anche i media che indagano sui fatti) non abbiano puntato direttamente su chi aveva la responsabilità degli spostamenti di Mironov e Rocchelli. Entrambi si muovevano nella zona occupata nella quale necessitava avere un pass delle autorità locali. I loro corpi furono presi in consegna dai separatisti e come testimoniano anche i diversi servizi televisivi delle TV russe presenti sul posto, la scena del crimine era sotto il controllo delle forze russo-separatiste.

I personaggi chiave che potrebbero rispondere alle domande degli inquirenti italiani sono Igor Guirkin  e Vyacheslav Ponomarev, rispettivamente responsabile delle operazioni militari (e quindi anche del military press office) e autoproclamato Sindaco di Sloviansk durante l’occupazione.

Igor Girkin (a.k.a. Igor Strelkov) era coordinato dal ministro della difesa russo Sergey Shoygu, fece arrestare il 10 giugno 2014 Vyacheslav Ponomarev che si era reso responsabile di rapimenti e torture anche a danni di giornalisti stranieri (tra i quali Simon Ostrovosky di VICE) e osservatori internazionali. Anche per questi motivi l’Unione Europea ha inserito Vyacheslav Ponomarev tra le persone sanzionate. L’interesse di Vyacheslav Ponomarev per i giornalisti stranieri avrebbe dovuto far riflettere di più gli inquirenti italiani.

In questo video Simon Ostrovosky racconta la sua esperienza e si può vedere come era organizzata l’attività dei giornalisti da parte delle truppe occupanti

Strelkov e Ponomarev vivono ora a Mosca ed è evidente che potrebbero riferire informazioni utili se messi di fronte ad un contraddittorio. La Procura italiana ha chiesto rogatoria nei confronti di queste persone informate sui fatti ? Perchè si continua ad insistere guardando verso una direzione di cui si sa sin dall’inizio che non porterà a nulla perchè è la direzione sbagliata ?