Tik Tak, Tik Tak

E’ il ticchettio che le persone non troppo distratte sentono in queste settimane quale rumore di fondo nella nostra società, un suono che comincia ad essere distinguibile, ma che in molti ancora non sanno dare un senso. 

Qualche anno fa chi provava a parlare di minacce ibride e di guerra all’occidente era marchiato come pazzo, complottista, pagato dai servizi, russofobo etc. Pochi si soffermavano a leggere quelle analisi e ancora meno provavano a comprenderle o a contrastarle con dati di fatto. Era più semplice bollare gli autori con le definizioni di cui sopra.

In quelle analisi si descriveva un progetto ben chiaro, la creazione di una catena logistica di supporto a quella che Valery Gerasimov aveva definito pochi anni prima la nuova guerra ibrida. Come per ogni guerra si doveva preparare il terreno sul quale le “truppe” avrebbero dovuto poi combattere, truppe sempre meno vestite di grigioverde e sempre di più digitali. Si dovevano creare le giuste connessioni con i media locali dei paesi target, arruolare politici e giornalisti, fornire tutto il supporto necessario ad associazioni amiche effettuare grandi campagne sui social e così via discorrendo. Richiedeva tempo, richiedeva anni di preparazione, e in quelle analisi si prospettava come sarebbe stato il futuro nel giro di pochi anni.

Gli anni sono trascorsi, le operazioni sono andate avanti senza grossi intoppi e siamo arrivati al presente.

Hanno installato una bomba ad orologeria nelle nostre società, adesso è innescata e fa Tik Tak, Tik Tak

Non si tratta più di aspettare anni per vedere come il nemico si organizza nella nostra società, oramai sono tra noi a stanno operando. Si tratta di aspettare solo qualche mese per vederne i suoi effetti, forse già in autunno.

Certo il Covid gli ha fornito un grande aiuto, ma se non si fossero preparati anni addietro non avrebbero potuto sfruttare l’occasione. Anche negli USA il caso di BlackLivesMatter non è una novità, erano successe le stesse cose nel 2016 ma allora la catena logistica non era pronta  e gli effetti furono minori.

Avevano un obiettivo, creare il caos e polarizzare le nostre società. Ci sono riusciti pienamente. A nulla sono valsi gli appelli a non cadere nella trappola, ci sono cascati tutti.

Era evidente che certe frasi, certi slogan ripetuti sui social avevano come unico obiettivo quello di ottenere una reazione dalla fazione opposta (per polarizzare gli elettorati e far aumentare il livello di hate speech) e la fazione opposta ha abboccato. Il livello di discussione è diventato ogni giorno più triviale, l’insulto ha sostituito la dialettica, nemmeno una pandemia con migliaia di morti è riuscita a smorzare il livello di odio presente nella nostra società.

Fate una prova, prendete le ultime 24 ore di Twitter e leggete i post della maggior parte dei politici. Leggerete commenti e termini che prima leggevamo solo nei commenti di capi ultras di opposte fazioni prima di un derby. E’ quasi scomparsa la fase propositiva, tutti contro tutti dove l’altro è un “demente, pedofilo, verme, insulso, incapace, interdetto, e via discorrendo”, l’importante è attaccare, insultare, denigrare.

Questo volevano ottenere gli strateghi della guerra ibrida, volevano destabilizzare la nostra società (come quella di altri paesi occidentali) gettandola nel caos con una classe dirigente incapace di sedersi intorno un tavolo e discutere civilmente.

Chi ha a cuore la Democrazia nel nostro paese dovrebbe fermarsi subito (anche se forse è già tardi) smettendo di rincorrere la politica del “vaffanculo”. Mi immagino una riunione segreta dei pochi ma validi politici e manager presenti in Italia, a prescindere dal loro colore politico, che si accordano (almeno per un semestre a partire da subito) sul fatto di terminare gli attacchi verso gli altri e di usare i social solo per proporre le proprie idee e proposte senza fare alcun accenno agli avversari politici. E’ necessario mettere in atto delle contromisure difensive contro chi sta attaccando il nostro sistema, ma non sono misure difensive che possono essere normate, perché i principali veicoli di contagio di questo virus siamo noi stessi. La disinformazione e la guerra ibrida non si vince con le leggi, si vince con la cultura, la meritocrazia, il rispetto, la specializzazione. Non basta essere un “onorevole” per potersi fregiare dell’appellativo di esperto. Ognuno di noi può essere esperto in una due materie al massimo. Bisogna usare le migliori menti nei posti giusti proprio come si farebbe in una guerra campale. Bisogna rendersi conto che siamo nel pieno di una guerra ibrida di aggressione e prova ne è che la maggior parte di coloro che negano questa evidenza, sono schierati ideologicamente a fianco di chi ci sta aggredendo.

Se questa operazione non vedrà la luce il risultato è già scritto, a ottobre si salderanno insieme disperazione per la crisi economica e pupari che in questi anni hanno lavorato per la disgregazione del nostro paese e ci aspetteranno tempi molto bui, forse peggiori del periodo Covid.

Dopo il Tik Tak, Tik Tak vi sarà un solo suono, Boom!