A 11 giorni dalla sentenza, come era prevedibile, assistiamo agli ultimi colpi di coda di chi accusa Markiv nel tentativo di sovvertire il verdetto di innocenza per lo stesso Vitaly Markiv utilizzando i media. Si tratta di una cosa prevista, ma non per questo meno grave perché evidenzia lo stato comatoso dell’informazione in Italia. Il dubbio che la Federazione Nazionale Stampa Italiana tenti di rimpinguare le proprie asfittiche casse con il verdetto di colpevolezza, è una macchia che sin dalla sua costituzione di parte civile (va ricordato che Rocchelli non vi era iscritto in quanto freelancer) ha gettato un’ombra cupa su come si sarebbero comportati i giornalisti italiani in questo processo.

Entrando nel merito dell’articolo a firma Giuliano Foschini pubblicato su Repubblica, va subito detto che è stato costruito esattamente come l’articolo che scrisse Fabrizio Gatti qualche settimana fa, ovvero utilizzando delle keywords ed attorno scrivendoci un pezzo senza alcuna connessione con i fatti reali. Non ci sarebbe da stupirsi se il giornalista in questione era la prima volta che si avvicinava al processo o se conosca l’Ucraina aldilà di qualche ricerca su internet. Vi invitiamo a confrontarli e scoprirete che per loro il contenuto del processo è irrilevante, le dichiarazioni di accusa e difesa sembrano non contare nulla. Si basano su un percorso prefigurato e lo seguono articolando attorno a delle loro convinzioni una narrazione, più che due giornalisti si comportano da romanzieri, proprio come fece la Morani che con il suo articolo diede inizio a questa triste vicenda.

E’ grave perché Foschini non può nemmeno addurre a sua difesa che “non sapeva” (cosa che neve potrebbe fare Gatti in quanto il suo articolo è di marzo 2019), in quanto dopo l’arringa di Raffaele Della Valle, tutte le sue congetture sono state smontate in aula e pertanto Foschini immagina che Della Valle sia un ciarlatano, una specie di clown da circo che ha fatto un’esibizione. Vale la pena quindi suggerire a Foschini di ascoltarsi almeno l’intervento di Della Valle e magari, se ne è capace, confutarlo dimostrando il contrario. In teoria il giornalismo si dovrebbe fare così.

AVV. RAFFAELE DELLA VALLE "SMONTA" L'ACCUSA PRINCIPALE CONTRO VITALIY MARKIV Video: Nataliya Kudryk/ Radio SvobodaSupporto tecnico: Volodymyr Borovyk 21 giugno 2019. Tribunale di Pavia. La 16-sima udienza del processo a carico di Vitaliy Markiv.L'analisi da parte dell'avv. Raffaele Della Valle del contenuto dell'articolo di Ilaria Morani, pubblicato sul Corriere della Sera il 25 maggio 2014. https://www.corriere.it/esteri/14_maggio_25/ucraina-racconto-capitano-7bf53c06-e40a-11e3-8e3e-8f5de4ddd12f.shtml

Posted by Oles Horodetskyy on Saturday, June 22, 2019

Qui se ne ha voglia Foschini può ascoltarsi tutto l’intervento

Nonostante sia la centesima volta che ripetiamo queste cose, visto che stanno tentando di far condannare un innocente, vale la pena ripeterle. Va ricordato inoltre che questo processo e il fatto che Markiv sia in prigione da due anni è dovuto ad un’altro “romanzo” di un’altra giornalista, la Morani. Il giornalismo deviato crea dei mostri e queste mostruosità a volte si riflettono sulla pelle degli innocenti, perché alla fine i giornalisti non vengono mai chiamati a rispondere delle loro falsità (IL Capitano che dalla sua torre comandava la città).

“Un processo per omicidio che vede contrapposti due Stati:” Prima affermazione falsa, perché è evidente che non si tratti di uno scontro Italia – Ucraina, ma si tratta della Giustizia italiana che ha deciso di processare un militare italo-ucraino che presta servizio nella Guardia Nazionale. E’ simile al caso dei due Marò italiani processati in India, con la differenza che l’Ucraina non ha mai aperto un arbitrato contro l’Italia, ma anzi ha collaborato in tutte le fasi dell’inchiesta.

“il fotoreporter italiano ucciso in Ucraina il 24 maggio del 2014, mentre scattava fotografie ai civili disperati” Falso, quel giorno Rocchelli, Mironov e Roguelon si sono portati (dopo essere stati sconsigliati dagli altri giornalisti presenti a Sloviansk) in area di combattimento presso la fabbrica Zeus, luogo destinato dalle milizie separatiste a propria base operativa, distante due kilometri dalla collina di Karachun ove era posizionato l’esercito ucraino.

“Pavia, dove assistono a ogni udienza del processo decine di nazionalisti ucraini come si fosse a uno stadio” Falso assistono decine di italo ucraini molti dei quali indossano la maglia tipica dell’Ucraina, la Vyshyvanka, bastava una ricerca su Wikipedia per scoprirlo. Inoltre se ci fosse stata un “tifo da stadio”, l’impeccabile Presidente non avrebbe certo fatto continuare il processo, questa è una pura invenzione del giornalista Foschini. Sono tra l’altro le stesse affermazioni (guarda a caso) di Fabrizio Gatti che ricollega i capelli rasati di un mite ferroviere torinese (che viaggia intorno i sessanta anni) alle teste rasate naziste. Questo è il livello di informazione che leggete ogni giorno dopo aver sborsato il vostro obolo all’edicolante, sicuramente un buon affare.

“Non c’era una guerra, non era mica la Libia» ammette lo stesso Markiv in un’intercettazione” Semplicemente falso

“Scesi dal taxi, all’improvviso, dalla collina presero a sparare con fucili Ak47, che Markiv e i suoi uomini avevano a disposizione. Rocchelli, Mironov e il collega francese si rifugiarono in un dirupo dove furono colpiti con colpi da mortaio. L’unico a sopravvivere fu Roguelon che ha raccontato tutto a processo.” Falso come dimostrato in processo le cose non sono andate così e proprio Roguelon ha raccontato cose differenti al punto tale che viene il dubbio che Foschini abbia mai letto le carte processuali.

“D’altronde l’Ucraina non ha mai collaborato con le indagini:” Falso, dimostrato in aula (con le carte) che l’Ucraina ha sempre collaborato.

“Non a caso la Federazione nazionale della Stampa è costituita parte civile nel processo, difesa da Giuliano Pisapia.” Questo suona quasi come un SMS a chi dovere, come a ricordare che anche Foschini si è battuto in questa battaglia.

In tutto questo articolo non una parola dedicata all’arringa di oltre sei ore di Raffaele Della Valle, come se non esistesse nonostante, in ordine di tempo, è stata la più recente. Non si parla nemmeno del “trattamento” riservato ai giornalisti da parte delle milizie filo russe tanto apprezzate dal giornalismo italiano.

 

Cari “giornalisti” mettetevi il cuore in pace, questo processo è talmente assurdo che neanche con tutta la disinformazione che vi impegnate a creare, potrete andare ad incidere sulla sentenza finale. Forse sarebbe stato più facile dimostrare che la terra è piatta. Come sempre ho fatto nei miei articoli, rivolgo il mio invito ai genitori di Andy, persone purtroppo sfruttate e tirate per la giacchetta da molte persone intorno a loro che non hanno certo a cuore la giustizia per il figlio. Dopo la lettura della sentenza non vi arrendete ma andate a leggervi bene le carte, noi abbiamo sempre e più volte fatto emergere e provato chi fossero i reali colpevoli e le persone da sentire. Purtroppo siete stati sfruttati per altri fini e vi hanno portato fuori strada. I colpevoli della morte di Andy e Mironov non erano su quella collina ma nella sterpaglia intorno al treno.

Mauro Voerzio