In realtà, Tsakhna non parlava di rinunciare alla pace, ma del fatto che l’Europa non dovrebbe diventare un mediatore neutrale tra l’aggressore e il Paese che si difende dall’aggressione. Secondo lui, negoziati prematuri con la Russia potrebbero ora essere sfruttati dal Cremlino per guadagnare tempo, allentare la pressione delle sanzioni e imporre un «compromesso» a condizioni vantaggiose per Mosca.

I media russi e i canali Telegram stanno diffondendo la notizia manipolata secondo cui l’Europa non sarebbe interessata a una soluzione pacifica del conflitto tra la Russia e l’Ucraina. Il pretesto è stata la dichiarazione del ministro degli Esteri estone sul possibile ruolo dell’Europa nei negoziati con la Russia.

I media di propaganda sostengono che Margus Tsahkna «abbia di fatto ammesso che l’Europa non ha bisogno di un compromesso tra Mosca e Kiev». Alcuni media russi utilizzano formulazioni ancora più aggressive: ad esempio, la testata «Argumenti e fatti» ha pubblicato un articolo dal titolo «Il pappagallo baltico di Londra. Perché l’Estonia chiede di dimenticare i negoziati». Canali Telegram anonimi presentano le sue parole come prova del fatto che l’Occidente si opporrebbe alla pace e prolungherebbe intenzionalmente la guerra.

Screenshot – aif.ru

Tuttavia, si tratta di una manipolazione. Tsakhna non ha affermato che l’Europa «non abbia bisogno di pace» né che si debba «dimenticare» qualsiasi negoziato. Ha parlato di altro: l’Europa non deve diventare un mediatore neutrale tra la Russia e l’Ucraina, poiché tale ruolo consentirebbe a Mosca di spostare il dibattito dalla pressione sull’aggressore al piano di un «compromesso» tra due parti apparentemente equivalenti. Secondo Tsakhkn, l’aggressione russa contro l’Ucraina riguarda direttamente la sicurezza dell’intero continente europeo, pertanto l’Europa non può essere un arbitro neutrale in questa guerra.

La fonte primaria della dichiarazione è un’intervista rilasciata da Margus Tsahkna all’emittente pubblica estone ERR dopo la riunione dei ministri degli Esteri della NATO. L’ERR riporta la sua posizione come segue: la Russia sta cercando di coinvolgere l’Europa nel ruolo di mediatore nei negoziati di pace per evitare nuove sanzioni. Secondo Tsakhkna, i precedenti contatti, che «in realtà non erano negoziati», hanno dato a Vladimir Putin l’opportunità di guadagnare tempo, mentre la Russia continuava le operazioni militari e gli atti di terrore contro la società ucraina. 

È proprio in questo contesto che è stata pronunciata la frase diffusa dai canali televisivi russi. Tsakhkna ha affermato che il ruolo di mediatore implica assumere una posizione neutrale per cercare un compromesso tra Ucraina e Russia, e ha aggiunto: «Questo non è assolutamente il nostro obiettivo». Tuttavia, ha poi spiegato che l’obiettivo dell’Europa non è quello di fungere da arbitro neutrale, bensì di definire e, in caso di negoziati effettivi, difendere la futura architettura della sicurezza europea, il ruolo dell’Ucraina al suo interno, le garanzie di sicurezza, la ricostruzione e la responsabilità della Russia. 

Pertanto, gli articoli russi estrapolano la frase di Tsakhkn dal contesto e ne stravolgono il significato. La sua tesi non era che l’Europa rifiutasse la pace, ma che il ruolo di mediatore neutrale sarebbe stato vantaggioso per Mosca: avrebbe permesso di spostare l’attenzione dalla pressione esercitata sulla Russia alla «ricerca di un compromesso» a condizioni convenienti per il Cremlino.

Tsachkna ha inoltre spiegato perché ritiene che i negoziati con la Russia siano al momento prematuri. Ha affermato che l’Europa deve mantenere una «pausa strategica e paziente», intensificare la pressione sulla Russia e solo dopo cercare di convincere Putin ad accettare negoziati seri – «verso cui oggi non vuole dirigersi volontariamente». ERR sottolinea inoltre che, secondo il ministro degli Esteri estone, un incontro affrettato con Putin indebolirebbe la posizione dell’Europa e non aiuterebbe l’Ucraina. 

Questa posizione è in linea anche con altre dichiarazioni di Tsakhkn. Il 16 maggio, in occasione della conferenza intitolata a Lennart Meri, aveva avvertito che negoziati prematuri avrebbero potuto consentire alla Russia di riorganizzarsi senza rinunciare ai propri obiettivi strategici. In quell’occasione ha anche esortato a proseguire il sostegno militare all’Ucraina e a intensificare la pressione sulla Russia attraverso le sanzioni. 

Il 23 maggio, alla conferenza GLOBSEC di Praga, Tsakhkna ha ribadito che il sostegno all’Ucraina è nell’interesse della sicurezza europea. In un comunicato ufficiale del Ministero degli Esteri estone si legge che egli ritiene Putin non pronto per negoziati di pace sostanziali, nonostante il cambiamento di retorica da parte della Russia e i segnali che indicano che Mosca sia sotto pressione. 

Già in precedenza, il 6 maggio, Tsakhkna aveva affermato che la Russia, violando il cessate il fuoco proposto dall’Ucraina, aveva dimostrato di non essere interessata a una pace autentica. Secondo lui, in una situazione in cui la Russia non dimostra alcuna disponibilità alla pace, la comunità internazionale deve continuare a sostenere l’Ucraina e intensificare la pressione su Mosca per costringerla a porre fine alla guerra. 

Di conseguenza, la posizione del ministro degli Esteri estone non consiste nel rifiutare la pace, bensì nel rifiutare negoziati prematuri e vantaggiosi per il Cremlino, che potrebbero sostituirsi a una reale pressione sulla Russia. Egli si oppone inoltre al fatto che l’UE diventi un mediatore «neutrale», poiché l’Europa non è una parte neutrale nella questione dell’aggressione russa: la sua sicurezza dipende direttamente dall’esito della guerra della Russia contro l’Ucraina.

La propaganda del Cremlino sta sistematicamente costruendo una narrativa secondo cui l’Occidente sarebbe «disinteressato alla fine della guerra» e «costringerebbe l’Ucraina a combattere». Tuttavia, Tsakhkna sostiene il contrario: i futuri negoziati non devono avvenire esercitando pressioni sull’Ucraina o sollevando la Russia dalle proprie responsabilità. A suo avviso, devono essere accompagnati dal mantenimento del sostegno a Kiev, dalla pressione delle sanzioni su Mosca e dalla discussione sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina e l’Europa.

In precedenza, StopFake aveva smentito la notizia falsa secondo cui la Lituania avrebbe esortato la NATO ad attaccare Kaliningrad.