«se vuoi la pace, prepara la guerra» una locuzione antica usata anche da Platone che ben potrebbe descrivere l’attuale situazione in Ucraina. Nelle ultime settimane la situazione si è complicata parecchio e il neo presidente ucraino si trova in una difficile situazione dalla quale al momento non sembrano esserci soluzioni facili.

Zelensky è stato eletto con un ampio mandato popolare per la sua promessa di far terminare in fretta la guerra. In campagna elettorale aveva esposto la sua “ricetta” asserendo che sarebbe bastato smettere di sparare ed il conflitto si sarebbe risolto. Terminate le elezioni è divenuto ovvio che si trattava semplicemente di uno slogan elettorale perché la risoluzione di un conflitto non ha mai una ricetta facile. Anzi, gli scontri sono aumentati ed anche il numero dei morti e feriti tra le file dell’esercito ucraino è in costante aumento.

Tra il 16 maggio e il 15 agosto 2019, l’OHCHR ha registrato 68 vittime civili: otto morti (quattro uomini e quattro donne) e 60 feriti (trentuno uomini, 20 donne, sei ragazze e tre ragazzi), con un aumento del 51,1 per cento rispetto al precedente di riferimento dal 16 febbraio al 15 maggio 2019.

Anche tra i soldati le vittime sono in aumento nel periodo post elezioni presidenziali.

Morti Feriti Totale
Gennaio 7 28 35
Febbraio 9 39 48
Marzo 10 27 37
Aprile 11 46 57
Maggio 6 28 34
Giugno 11 82 93
Luglio 12 67 79
Agosto 3 17 20
Settembre 9 40 49
Totale 78 374 452

Grafico delle casualità tra le fila dell’esercito Ucraino nel 2019

 

Questo evidenzia che non basta smettere di sparare da una parte per terminare la guerra, è necessario essere d’accordo in due, o in questo caso in tre.

L’Ucraina si trova ora in una posizione scomodissima e di massima debolezza. Il Russiagate negli USA fa presupporre che l’America rimarrà per un po’ in standby, tutti hanno paura ora di bruciarsi esponendosi a favore o contro. La conversazione Trump – Zelensky ha indispettito non poco i due principali player europei, Macron e Merkel, con il primo che ha in questi giorni fatto chiaramente capire di essere interessato ad una collaborazione strategica con la Russia di Putin e fatto trapelare che cominciano a studiare l’eliminazione delle sanzioni alla Russia.

Senza alleanze solide internazionali l’Ucraina si è avventurata nella firma del controverso piano Steinmeier, che come abbiamo evidenziato non dice nulla se non la disponibilità dell’Ucraina di far tenere le elezioni nel Donbas e a riconoscere alle repubbliche di DNR e LNR lo statuto speciale. Nel documento non viene trattata la questione dei confini, del disarmo delle milizie e nemmeno quali dovrebbero essere i confini elettorali di tale consultazione.

La firma sta provocando tensioni interne con una popolazione che ha iniziato a mobilitarsi, pacificamente, per esternare tutta la sua contrarietà a quel piano che viene percepito come una capitolazione nei confronti della Russia, ed anche negli ambienti militari si avvertono le prime prese di distanza. Se Zelensky non riuscirà a mantenere la promessa per cui è stato eletto, di far terminare la guerra contestualmente al ritorno della Crimea e del Donbas all’Ucraina, probabilmente potrebbe in breve tempo veder scendere drasticamente il grado di apprezzamento di cui ancora oggi gode.

Ieri sera in Russia in uno dei principali talk show in prima serata sul primo canale, il conduttore ha detto apertamente che il piano Steinmeier è una grande vittoria per la Russia in quanto riconosce la tesi di Mosca secondo le quali   l’Ucraina non è un paese unito e l’unica sua possibilità che ha di sopravvivenza è una federalizzazione. La federalizzazione che ipotizza la Russia implica lo smembramento dello stato in tante piccole repubblichette farlocche come la DNR e LNR sul modello Trasnistria.

Il Cremino sa in questo momento di avere la carte in mano per un gioco Win-Win. Se passa la federalizzazione la Russia ritorna ad avere il controllo politico ed economico (e forse anche militare) della regione. Se invece le proteste di piazza dovessero culminare in violenza, in poche ore la Russia invaderebbe l’Ucraina con la scusa che non si possono permettere di avere un paese vicino in piena guerra civile. In tal caso la Russia potrebbe anche dimostrare alla comunità internazionale che quanto detto in questi sei anni corrisponde a verità e cioè che l’Ucraina è un paese che non si può autogovernate e che ciò che è successo in questi anni è stata una guerra civile interna dove la Russia non ha giocato alcun ruolo.

La terza e forse unica via di salvezza per il neo, ed inesperto, presidente dell’Ucraina è quella di riprendere in mano il destino della nazione e senza farsi più illusioni di aiuti internazionali, prepararsi a difendere il paese continuando l’operazione avviata dal suo predecessore per liberare o almeno congelare le posizioni in Donbas in attesa dell’invio di una forza di interposizione a composizione internazionale che non preveda la presenza delle truppe russe.

Per fare questo si deve sbrigare perché le divisioni corazzate russe ora presenti in Bielorussia, Crimea e a Rostov na Don hanno già acceso i motori, perché la finestra invernale tra un paio di mesi si aprirà e congelerà le posizioni sino a primavera. Oltre a questo va tenuto in considerazione che lo scenario geopolitico è in veloce evoluzione specie in medio oriente con le tensioni tra Arabia Saudita ed Iran ed una Turchia pronta a muoversi nella Siria settentrionale, tutte guerre che sicuramente preoccuperanno di più l’Europa di quanto potrebbe preoccupare una invasione russa dell’Ucraina.

Mauro Voerzio