Più passano le ore e più la faccenda Rocchelli – Markiv si complica. Venerdì scorso tutti i sistemi di informazione italiani davano la notizia della cattura dell’assassino di Rocchelli (interessante capire su quali basi in quanto in Italia vige la presunzione di innocenza sino a processo concluso). Le prime reazioni tra la comunità ucraina in Italia sono state di sorpresa e sbigottimento, stesse reazioni in Ucraina dove Vitaliy Markiv è un apprezzato graduato della Guardia Nazionale, conosciuto per il suo alto senso civile e più volte decorato al merito.

Tutti in attesa dei “gravi indizi di colpevolezza” che ancora non sono noti. Passando però le ore cominciano ad emergere una serie di contraddizioni ed in alcuni casi di veri e propri errori materiali pubblicati sul dispositivo. L’attesa della comunità e della diplomazia ucraina si sta trasformando da “totale fiducia nell’istituzione giudiziaria italiana” a insofferenza verso coloro che starebbero “incastrando” il soldato Markiv.

E’ scattata così una catena di solidarietà, dall’Ucraina all’Italia tutti impegnati a dimostrare che nell’ordinanza di custodia cautelare ci sono delle evidenti incongruenze e che il teorema creato sulla vicenda non regge. Vengono anche segnalate le prime manifestazioni di protesta fuori dall’Ambasciata italiana a Kyiv. Anton Gerashenko, consigliere del Ministero degli Interni, ha dichiarato “Le forze dell’ordine italiane devono fornire all’Ucraina le informazioni che precisano quali prove sono in loro possesso. Con grande probabilità si tratta di una provocazione di Mosca: i servizi speciali russi avranno passato all’Italia documenti fabbricati grazie ai quali è stato aperto il procedimento penale».

StopFake si è occupato diverse volte in passato della vicenda cercando di dare il proprio contributo basandosi su fatti oggettivi. Cerchiamo oggi qui di riassumere tutta la vicenda partendo anche dal clima che si era creato in Italia negli ultimi mesi, un clima che forse aveva proprio l’obiettivo di preparare il terreno per un nuovo caso Girolimoni.

Parte tutto da un pezzo di Ilaria Morani scritto per il Corriere della Sera, è il 25 maggio 2014. In questo articolo la Morani scrive di aver parlato con un “Capitano” e riporta “ Qui non si scherza, non bisogna avvicinarsi: questo è un luogo strategico per noi, ha raccontato il militareAttenzione perché questa intervista diventerà 3 anni dopo l’architrave su cui si basa la custodia cautelare di Vitaliy Markiv

Salvate il soldato Markiv

 

Poi per circa due anni cala il silenzio, solo ogni tanto se ne parla accostando in maniera assolutamente arbitraria il caso Rocchelli al caso Regeni, forse anche perchè le due famiglie hanno lo stesso avvocato.

E’ ad ottobre 2016 che inizia una vera e propria campagna mediatica in Italia sul caso Rocchelli. Si tratta di una campagna mediatica non volta a verificare le reali cause della morte ma di fatto è una clava usata dai filorussi italiani contro l’Ucraina. Da questo momento in poi tutte le iniziative saranno volte a dimostrare che “i nazisti assassini di Kyiv hanno assassinato Rocchelli”.

Stopfake si occupa di questo primo caso di disinformazione nazionale sul caso Rocchelli, si tratta di un servizio in prima serata mandato in onda dal TG5 in cui si sostiene ““24 maggio 2014, il fotografo Andrea Rocchelli 31 anni viene ucciso assieme al giornalista russo Andrey Mironov su una strada deserta nelle campagne dell’Ucraina. Per quindici minuti cercano di fuggire ai colpi di artiglieria che piovono da una collina,un tiro preciso e deliberato, L’ESERCITO UCRAINO AVEVA IN QUEL MOMENTO PIENO CONTROLLO DELLA ZONA, ma il Governo nega le responsabilità e le indagini condotte a Kiev somigliano ad un DEPISTAGGIO, NEPPURE L’ESAME BALISTICO HA FORNITO RISULTATI, i genitori ancora aspettano la verità.”

 Noi già allora (non abbiamo mai cambiato versione) scrivemmo :

L’esercito Ucraino NON aveva il controllo della zona, Sloviansk era stata occupata dalle truppe russe e dai cosidetti “separatisti” il 12 aprile 2014 e venne riconquistata solo il 5 luglio 2014, l’unico punto ove vi era le presenza delle forze armate ucraine era la collina di Karachun, punto strategico che sovrasta Sloviansk e che i russi nonostante due mesi di feroci combattimenti non riuscirono mai a conquistare. Tale collina era quotidianamente soggetta ad attacchi da parte delle forze russe e pertanto avevano l’ordine di sparare a qualsiasi cosa si avvicinasse.

A gennaio 2017 è la politica italiana ad occuparsi del caso ed il Senatore Luigi Manconi presenta un’interrogazione Parlamentare sulla vicenda Rocchelli

Il 24 maggio Luigi Manconi convoca una conferenza stampa a Montecitorio dove è proprio presente William Roguelon, accusatore di Markiv

Inviata email da parte di StopFake a Luigi Manconi circa la disponibilità a collaborare alla ricerca della verità non ha avuto alcun riscontro.

A fine maggio 2017 StopFake propone un’intervista al vice Procuratore Capo dell’Ucraina, Eugen Enin, che si dice sorpreso delle cose che venivano scritte in Italia in particolare del fatto che la Procura Ucraina non volesse collaborare. Enin affermava infatti “E’ strano sentire di tale posizione della stampa italiana, pero’ la richiesta dell’assistenza giudiziaria di questo caso dalla Procura della città di Pavia e’ arrivata già nel 2015 ed e’ stata eseguita dalla Procura Generale dell’Ucraina in tempi brevi. Successivamente  agli Organi di Procura d’Italia abbiamo spedito le informazioni supplementari, compreso il materiale dell’interrogatorio dei testimoni, le relazioni delle perizie ed altri documenti. L’ultima volta e’ stato alla fine di 2016.” Dai dati emersi oggi sembra invece che la Procura di Pavia non abbia fatto richieste specifiche circa Vitaliy Markiv ma che addirittura abbia usato come fonte investigativa alcune pubblicazioni online ucraine.”

Sempre in questo articolo si ponevano in evidenza alcune contraddizioni con quanto riportavano i media italiani, contraddizioni oggettive come la distanza tra la postazione ucraina e quella dove si trovavano i giornalisti, la difficoltà a riconoscere persone o oggetti in quelle condizioni etc.

Il 24 maggio 2017  poco più di un mese prima che venga notificata la custodia cautelare a Markiv, la Repubblica pubblica un pezzo in cui viene riportato quasi integralmente l’interrogatorio che la Procura di Pavia ha fatto al giornalista francese William Roguelon in merito ai fatti. Si saprà poi solo dopo che negli atti della Procura alcune parti non vengono citate come ad esempio il fatto che i miliziani filorussi erano presenti sul posto e che sparavano dalle buche dove i giornalisti avevano trovato rifugio. “Prendo il telefono e geolocalizzo la mia posizione: mando degli sms ad altri amici giornalisti. Intanto sento dei rumori: c’era qualcun altro che era sceso nel fossato e che continuava a sparare” ed ancora più importante circostanza che non viene citata nell’ordinanza, Roguelon dichiara “ A quel punto, però, partono i colpi di mortaio. Uno colpisce la macchina, capiamo che il bersaglio era la vettura. Noi eravamo coperti, nel fossato, nessuno ci poteva vedere”. Come vedremo in seguito questo contrasta con quanto sostenuto dall’accusa e cioè che l’esercito ucraino poteva agevolmente vedere e distinguere tra le persone che occupavano le postazioni nemiche.

Da queste dichiarazioni invece si intuisce che dalla collina non potevano distinguere nitidamente la situazione che si era creata sotto e che nelle trincee dove avevano trovato riparo i giornalisti c’erano anche dei miliziani pro russi che sparavano verso la collina presidiata dall’esercito ucraino.

Il primo di giugno la nostra redazione notiziava la procura di Pavia di avere materiale interessante per le indagine e che lo avrebbe messo a disposizione se richiesto. A tale disponibilità non vi fu mai alcun riscontro.

Intanto proprio a Tolentino (paese dove vive la mamma di Vitaliy Markiv) il 29 maggio si tiene un incontro organizzato da Amnesty International in cui viene invitata l’Eurodeputata Eleonora Forenza famosa per il suo supporto alle milizie terroristiche del Donbas e per essere stata l’oggetto del Fake rilanciato del suo partito per cui l’Ucraina ne avrebbe chiesto l’arresto, notizia del tutto inventata.  Anche in questo caso un’occasione di dibattito si trasforma in propaganda anti ucraina.

Inviata email da parte di StopFake ad Amnesty International circa la disponibilità a collaborare alla ricerca della verità non ha avuto alcun riscontro.

Il 27 giugno Maurizio Marrone esponente regionale piemontese di Fratelli d’Italia e fondatore del “Centro di rappresentanza della DNR in Italia” fa approvare in Consiglio Regionale in un documento il cui testo riporta “Andrea Rocchelli, fotoreporter ucciso nel 2014 nel Donbass, è stato uno dei pochi a testimoniare quel conflitto. Dopo tre anni non c’è nessun risultato, il legale è lo stesso di Regeni e denuncia un muro di gomma, l’ostruzionismo dalle autorità ucraine e i fatti vengono liquidati come incidente. Voglio sensibilizzare l’Aula sulle differenze, chiunque conosce la storia di Regeni grazie a una massiccia campagna mediatica, purtroppo lo stesso non avviene con Rocchelli, forse perchè l’Ucraina è alleato dell’Italia e vuole entrare nella Nato“.

Si tratta dell’ennesimo attacco anti ucraino perpetrato da coloro che rappresentano in Italia una organizzazione terroristica, caso unico in Europa dopo che il Centro di Ostrava è stato chiuso dal Governo Ceco.

 

Sino a qui i fatti che hanno creato un terreno fertile affinchè si sbattesse il mostro ucraino in prima pagina.

 

Subito dopo l’arresto notiamo anche una convergenza di tutti i media italiani che danno per scontato il fatto che Vitaliy Markiv è colpevole, senza neanche aver visto lo straccio di un atto e senza che il processo sia iniziato.

Quindi viene prodotto il fake dal TG1 che probabilmente è da imputare ad uno strafalcione scritto nell’ordinanza di custodia cautelare, nella quale sarebbe riportato che Francesca Volpi avrebbe fatto un intervista a Markiv ed in seguito caricata su youtube. Il Markiv, in questa intervista, avrebbe ammesso di aver sparato sui civili. L’indirizzo internet però riporta ad un’altra intervista fatta a Markiv nel 2016 dal canale ucraino STB, intervista nella quale il Markiv asseriva di aver deciso di arruolarsi dopo aver visto persone civili inermi essere uccise dai cecchini di Yanukovich durante il Maidan sulla via Instituska. Se è vero che sull’ordinanza sia presente un così grossolano errore aumenterebbe i dubbi su tutta l’indagine e sul suo grado di approssimazione.

Anche il TG3 pubblica un servizio con le stesse immagini ma con una voce fuori campo differente, servizio nel quale si sostiene la solita litania degli ucraini assassini.

Pare sempre che nell’ordinanza siano citati tre giornalisti italiani che avevano usato Markiv come fixer in Ucraina e che lo accusino de relato, nel senso che nessuno di loro è stato testimone oculare ma che riferisce di avere avuto contatti con lui, contatti nei quali lo stesso Markiv li invitava a non avvicinarsi alla collina in quanto era pericoloso. Come già documentato ampiamente si trattava di zona di guerra sottoposta a continui bombardamenti ed assedio, situazione nella quale per difendersi l’esercito ucraino sparava a qualsiasi cosa si muovesse verso la loro direzione.

 

Sembra che oltre a “un sentito dire” e al “un amico di un mio amico mi ha raccontato che…” non vi sia molto di più a sostegno delle tesi accusatorie.

 

In attesa di conoscere per bene tutte le carte e poter dare un giudizio definitivo ci siamo comunque posti delle domande, quesiti che speriamo presto la Procura possa dipanare in dibattimento così da non lasciare alcun alone su una vicenda che si sta intorbidendo.

Le domande :

Roguelon asserisce che con loro c’erano anche dei miliziani che sparavano contro gli ucraini e che sino a che sono stati nella trincea erano al sicuro in quanto gli ucraini non potevano vederli.

Sempre sulla questione della visibilità, come si può asserire che dalla collina era possibile distinguere che si trattava di reporter e non di miliziani ?

Abbiamo pubblicato una foto di come si vede la fabbrica (edificio bianco) dalla cima della collina, chiunque può giudicare se in una situazione di guerra sia possibile distinguere delle persone (che probabilmente indossavano caschi e giubbini antiproiettili) da altri miliziani vestiti con mezze uniformi non ufficiali in quanto non appartenenti a nessuna formazione militare regolare. La foto è stata scattata a fine maggio 2017, cioè la stessa stagione in cui è morto Rocchelli e quindi con lo stesso tipo di vegetazione.

Uccisione di Rocchelli

 

 

E’ stato chiesto a Roguellon come erano vestiti ? Cioè se per caso indossavano elmetti e giubbotti antiproiettile che in qualche modo avrebbero potuto ingannare chi dall’alto della collina, all’imbrunire e in attesa di un assalto, stava osservando il terreno ?

Ci risulta che questa banale domanda per un investigatore non sia stata fatta. Come mai ?

Ci sono le foto della macchina crivellata di colpi. E’ stato chiesto in che posizione era parcheggiata ? Dove sono la maggior parte dei fori dei proiettili in ingresso ? Questo cambierebbe molto circa la provenienza dei proiettili.

E’ stato chiesto un esame balistico sull’auto ?

E’ stato sentito l’autista del Taxi ?

E’ stato sentito il responsabile delle milizie separatiste del tempo Ponomarev (ora a Mosca), cioè colui che era responsabile al tempo di condurre un’indagine e di fare tutti gli accertamenti urgenti richiesti dal caso ?

E’ stata fatta una ricognizione sulla scena del crimine per rendersi conto delle condizioni morfologiche del terreno ?

Quali accertamenti sono stati fatti in collaborazione con la Procura ucraina visto che parrebbe che alcune informazioni circa lo stato militare di Markiv siano state reperite su un giornale online ucraino ?

Sono stati ascoltati dalla Procura di Pavia tutti i giornalisti italiani e non che gravitavano in quella zona in quelle settimane ?

Sono state ascoltate tutte le persone informate sui fatti ?

 

Sono domande che qualsiasi investigatore alla ricerca della verità si porrebbe.

 

In attesa di conoscere le risposte ai quesiti proviamo a formulare anche noi una teoria su quanto successo, esattamente creando un teorema (come ha fatto la Procura) basato su indizi.

E’ il pomeriggio del 24 maggio, i giornalisti che alloggiano all’Hotel Sloviansk decidono di recarsi a Kramatorsk dove vi sono violenti combattimenti in corso. Uno dei pochi tassisti ancora operativi li accompagna. I tassisti a cui veniva permesso di lavorare in quei giorni di occupazioni erano comunque dei collaborazionisti delle milizie. Il tassista avverte qualcuno che sta trasportando i giornalisti in un’altra destinazione. A bordo c’è anche Mironov, famoso dissidente russo e visto come fumo negli occhi da parte dei miliziani. Il percorso scelto per recarsi a Kramatorsk lascia alcuni (linea rossa) dubbi in quanto era la strada più pericolosa che lambiva le linee Ucraine (segnate con il giallo sulla mappa) mentre la strada principale (colore blu) avrebbe assicurato un percorso più veloce e più sicuro.

Arrivano al passaggio a livello, parcheggiano l’auto ma poco dopo da una delle trincee scavate alla base della collina dai miliziani partono raffiche di AK47 nella loro direzione. Quale miglior occasione per eliminare un dissidente fastidioso come Mironov ?

I giornalisti sentono i colpi che li sfiorano e in parte colpiscono l’auto, si buttano in un fosso. Come dice Roguellon da li non potevano essere visti dall’esercito ucraino.

Ma intanto dalla collina si sono sentiti in maniera chiara le raffiche di AK47, pensano che sia in atto l’ennesimo assalto alla cima della collina e così decidono di aprire un fuoco di sbarramento con i mortai in direzione laddove erano stati uditi i colpi di arma automatica.

Una azione militare in una zona di guerra tra le più calde all’epoca. Riproponiamo uno dei tanti video girati in quei giorni che testimonia a cosa erano sottoposti da settimane i soldati ucraini arroccati su quella collina. Questo video fu girato solo 5 giorni prima della morte di Rocchelli. Pertanto non si può sostenere che fosse una zona tranquilla.

 

Ma allora perchè accusare Markiv nonostante tali evidenze ?

Qui si rischia di entrare nel complottismo, di certo negli ultimi mesi si era assistito ad un riavvicinamento anche politico tra Italia e Ucraina, recente la visita in Italia del Ministro degli Esteri Pavlo Klimkin. Sicuramente questa vicenda rischia di creare un caso diplomatico che raffredderà i rapporti italo – ucraini e questa potrebbe essere considerata una vittoria del cosidetto fronte “pro russo” molto numero ed attivo in Italia. La vicenda si interseca poi anche con la vicenda Regeni, il nostro povero ricercatore ucciso in Egitto, spesso fatto rientare in curiosi parallelismi con Rocchelli (due vicende completamente differenti). Di certo (visto che il legale delle due famiglie è il medesimo) l’arresto di Markiv potrebbe placare le polemiche sulle lentezze della questione Regeni, portando a pensare “ci abbiamo messo tre anni ma alla fine il colpevole di Rocchelli l’abbiamo preso, faremo lo stesso con regeni con il tempo dovuto

Mi sono perso una cosa, dove sta il reato commesso dal soldato Markiv ?

 

di Mauro Voerzio