L’iniziativa legislativa è del tutto infondata: suddividere gli ucraini in tre categorie in base alla lingua utilizzata nella vita quotidiana sarebbe non solo incostituzionale, ma anche impossibile dal punto di vista pratico.

Sia nella rete di lingua russa che in quella di lingua ucraina circola la notizia secondo cui alla Verkhovna Rada si starebbe discutendo l’introduzione di una suddivisione dei cittadini in tre categorie a seconda della lingua che utilizzano. La nuova norma sembrerebbe prevedere «tutti i diritti» per i cittadini di lingua ucraina, «i diritti delle minoranze nazionali» per coloro che parlano ungherese, polacco, rumeno e tataro di Crimea e «nessun diritto» per i russofoni. La notizia è formulata in modo troppo astratto: in particolare, non è chiaro a quali diritti si faccia riferimento, mentre i riferimenti nelle pubblicazioni rimandano a non meglio specificati «media ucraini» o «deputati».      

Screenshot — Telegram

Tuttavia, la notizia è del tutto inventata e non esiste alcuna iniziativa legislativa in tal senso. Le prime segnalazioni hanno cominciato a circolare già il 30 settembre sui canali Telegram russi, e non certo sui media ucraini. Da lì, la notizia è stata poi ripresa dagli utenti dei social network. Allo stesso tempo, né fonti ucraine autorevoli né i canali di comunicazione ufficiali del governo hanno parlato di tale progetto di legge. Non vi è alcuna informazione al riguardo nemmeno sul portale web ufficiale del Parlamento ucraino.

Probabilmente, la fonte di ispirazione per questa notizia falsa è stata la proposta di legge presentata nei giorni scorsi sull’insegnamento nelle lingue delle minoranze nazionali. Il disegno di legge prevede che la lingua ucraina rimanga la lingua principale nel processo didattico, ma nelle scuole in cui oltre il 50% degli alunni studia in una lingua di minoranza, viene garantito il diritto al suo utilizzo — si tratta esclusivamente delle lingue ufficiali dei paesi membri dell’UE. Tali scuole potranno ottenere lo status di «istituto della minoranza nazionale» e apportare modifiche ai programmi didattici al fine di preservare l’identità culturale e nazionale. Inoltre, i genitori avranno il diritto di ottenere una copia dei documenti scolastici nella lingua della minoranza e la possibilità di ampliare per iscritto l’elenco delle materie insegnate in lingua ucraina. L’adozione di tale documento era stata richiesta da tempo dall’Ungheria come condizione per revocare il veto sui negoziati per l’adesione dell’Ucraina all’UE. Secondo la ministra degli Esteri ungherese Anita Orbán, si prevede che il disegno di legge venga approvato dalla Verkhovna Rada già nel mese di ottobre. Pertanto, l’attuale disegno di legge non fa riferimento ad alcuna «tre categorie» di cittadini, ma disciplinerà esclusivamente il settore dell’istruzione scolastica, e non la comunicazione quotidiana.

La legge ucraina definisce la lingua ucraina come unica lingua ufficiale in tutti gli ambiti pubblici della vita sociale: in altre parole, l’uso della lingua ucraina è obbligatorio negli organi del potere statale e dell’autonomia locale, negli istituti di istruzione, nella ricerca, nella cultura, nella sanità, nei media, nel settore dei servizi, nei trasporti e nei procedimenti giudiziari. Allo stesso tempo, la legge non si applica alla comunicazione privata: nella vita quotidiana, ognuno può parlare qualsiasi lingua, comprese quelle delle minoranze nazionali o il russo. La legge inventata dai propagandisti sulla suddivisione dei cittadini ucraini in tre categorie sarebbe non solo anticostituzionale e giuridicamente nulla, ma anche del tutto inattuabile: il governo non ha né la possibilità né le risorse per controllare quale lingua cadauno utilizzi nella vita quotidiana e, in base a ciò, attribuirgli una diversa gamma di diritti.

Abbiamo recentemente analizzato altri esempi di disinformazione sulla questione linguistica negli articoli “Fake: al centro perinatale di Leopoli alle partorienti viene ‘vietato di gridare in russo’” e “Fake: a Leopoli un cameriere ha picchiato alcune cittadine moldave perché parlavano russo”.