Non ci sono «ritardi nella produzione», poiché la Repubblica Ceca non aveva promesso di fornire all’Ucraina gli aerei L-39NG Skyfox entro l’inizio del 2027. Nel gennaio 2026 si parlava solo di una scadenza indicativa: se l’ordine fosse stato effettuato all’inizio dell’anno, i primi aerei avrebbero potuto arrivare in Ucraina all’inizio del 2027. Ma il contratto non è mai stato firmato e la questione del finanziamento dell’acquisto non è ancora stata risolta. Successivamente è emersa un’altra iniziativa: acquistare dieci Skyfox per l’Ucraina con i fondi dei partner europei. Anche in questo caso il contratto non è ancora stato firmato, mentre gli anni 2028-2029 rappresentano una stima preliminare delle possibili tempistiche di produzione, non un ritardo annunciato ufficialmente.
I media russi e i canali Telegram stanno diffondendo una notizia dal titolo «La Repubblica Ceca ha lasciato di nuovo Kiev a mani vuote». Si sostiene che Praga avesse «promesso» di fornire a Kiev aerei da addestramento e da combattimento entro l’inizio del 2027, ma ora le scadenze sarebbero state posticipate «almeno fino al 2029» a causa di «ritardi nella produzione». Gli autori concludono: «l’ennesima iniziativa clamorosa» si è conclusa con il fatto che «il regime di Kiev si è ritrovato ancora una volta a mani vuote».
Innanzitutto, non è mai stata fatta alcuna promessa di consegnare gli aerei entro l’inizio del 2027. Come riporta Defense Express citando la testata polacca Defence24, nel gennaio 2026 la parte ceca ha proposto all’Ucraina i nuovi velivoli da addestramento e da combattimento L-39NG Skyfox per l’intercettazione dei droni. All’epoca era stata indicata una tempistica indicativa: se l’ordine fosse stato effettuato all’inizio del 2026, gli aerei avrebbero potuto essere consegnati all’inizio del 2027. Si trattava di una condizione, non di un impegno. Si trattava di un’offerta commerciale del produttore – la società Aero Vodochody – per la vendita di nuovi velivoli che dovevano ancora essere finanziati e costruiti.
Come rileva Defense Express, a ottobre 2026 non erano state rese pubbliche notizie relative a un ordine di L-39NG Skyfox per l’Ucraina. In assenza di un contratto firmato e di un finanziamento concordato, la produzione degli aerei per l’Ucraina non era stata avviata, quindi non c’era nulla che potesse «ritardare la produzione». L’affermazione relativa ai «ritardi nella produzione» è una invenzione dei propagandisti: in nessuna delle fonti viene menzionata una motivazione del genere.
Non corrisponde al vero nemmeno l’affermazione secondo cui le scadenze sarebbero state «posticipate al 2029». Tale data non costituisce un calendario ufficiale delle consegne. Nel giugno 2026, Defense Express ha analizzato la possibile acquisizione di una squadriglia di 10 velivoli e ha sottolineato che «non sono stati ancora resi noti né il costo né le possibili scadenze di consegna». La testata si è limitata a confrontare le tempistiche dei contratti precedenti: secondo il contratto ceco del 2022, le consegne avrebbero dovuto iniziare non prima di 28 mesi dalla firma, mentre l’Ungheria, che aveva ordinato 12 L-39NG nel 2022, ha ricevuto i primi velivoli solo tre anni dopo, nel maggio del 2025. Da qui la conclusione degli analisti: se l’Ucraina e la Repubblica Ceca riusciranno a concordare il finanziamento con i partner europei, i primi velivoli «sono da aspettarsi solo intorno al 2028-2029». Si tratta di una previsione subordinata alla firma di un futuro contratto, e non a un rinvio delle consegne già concordate.
Viene tralasciata anche la questione del finanziamento, che determina il destino del progetto. Secondo quanto riportato da Defense Express, il primo ministro ceco Andrej Babiš, insieme ai rappresentanti ucraini, aveva intenzione di proporre di far sostenere i costi dell’acquisto ai partner europei che in precedenza avevano ceduto all’Ucraina i caccia F-16: Norvegia, Danimarca, Paesi Bassi e Belgio. Il costo indicativo di 10 velivoli, compresa la manutenzione, è stimato tra i 250 e i 300 milioni di dollari. Finché non sarà stata presa una decisione in merito al finanziamento, non è corretto parlare di «forniture saltate».
Le fonti russe hanno travisato anche la vicenda degli aerei L-159. Come spiega Defense Express, nel 2025 il precedente governo ceco aveva preso in considerazione la possibilità di cedere gratuitamente all’Ucraina una parte degli aerei L-159, attingendo ai fondi del programma UE SAFE. Tuttavia, le forze armate ceche non hanno mai confermato per iscritto la disponibilità a cedere parte dei velivoli e, dopo le elezioni parlamentari dell’ottobre 2025, è salito al potere il governo di Andrej Babiš, che all’inizio del 2026 ha definitivamente abbandonato l’idea.
Infine, i propagandisti omettono completamente il fatto che la Repubblica Ceca continui a fornire all’Ucraina un notevole sostegno militare. L’iniziativa ceca per l’acquisto di munizioni di artiglieria in paesi terzi prosegue anche nel 2026: secondo Radio Praga, il nuovo governo ha rinunciato ai piani di interromperla. Come ha dichiarato nel febbraio 2026 il presidente ceco Petr Pavel, nell’ambito di tale iniziativa l’Ucraina ha già ricevuto 4,4 milioni di proiettili di grosso calibro, ovvero più della metà di tutte le munizioni di grosso calibro fornite al Paese.
In precedenza, StopFake aveva analizzato manipolazioni simili riguardanti le relazioni tra Ucraina e Repubblica Ceca nell’articolo «Manipolazione: il presidente ceco Petr Pavel avrebbe acconsentito alla perdita di territori da parte dell’Ucraina “per la sua sopravvivenza”».



